Milan aggrappato a Ronaldinho

Il Milan l’altra sera è uscito da San Siro vittorioso 2-1 contro la Roma di Ranieri ma non può dirsi fuori della crisi ne soddisfatto, se non per il risultato.

Leonardo ha iniziato la partita con un 4-4-2 di sacchiana memoria nper cercare di dare mggior copertura e compattezza alla squadra, cercando inoltre di incanalare il gioco sulle fasce. In campo però il solo Abate ha provato a svolgere in pieno il suo ruolo, cercando sovrapposizioni e provando a puntare e saltare l’uomo. Nella corsia opposta Seedorf si è dimostrato il solito giocatore abile nel possesso ma spesso, come capita negli ultimi tempi, impreciso, lento e troppo innamorato del pallone. Dietro invece dei due cursori nemmeno l’ombra: Oddo a destra è salito rarissimamente, Zambrotta oramai quando arriva sulla trequarti crossa e gli affodi sulla linea di fondo campo si contano sulle dita di una mano.

Nel secondo tempo l’innesto del sempreverde Inzaghi, passando al 4-3-3, ha messo un pò di pepe all’attacco fino a quel momento inesistente grazie alle NON prestazioni del duo di brasiliani Pato e Ronaldinho. Di certo non aiuta l’avere in campo un Pirlo involuto nel gioco rispetto al giocatore ammirato fino al 2007, ma di sicuro i due attaccanti non dimostrano mai aver voglia di correre e sacrificarsi. Pato è sicuramente giovane, ma fatica a trovare continuità soprattutto ora che gli avversari stanno ben attenti a non lasciargli lo spazio che necessita per diventare devastante.

La vittoria è fruttb4ad82900507809cff6d88cdb0f77860_immagine_lo soprattutto della sfuriata nell’intervallo di Leonardo e allo spirito mai domo di Nesta, unico punto fermo di questa squadra. Il talento dei giocatori non si discute, ma quello che sembra mancare sono gli stimoli. La squadra corre ma spesso a vuoto, non sembra mai lucida ed è spesso prevedibile.

Croce e delizia di questa squadra è comunque lui, l’uomo che Berlusconi ha designato quale erede di Kakà e giocatore su cui caricare le aspettative e le responsabilità della squadra: Ronaldinho.

Il brasiliano in questo inizio di stagione non ha affatto convinto. Leonardo l’ha provato come trequartista singolo, in coppia con Seedorf, esterno sinistro dell’attacco a 3, seconda punta, senza mai trovare la zona del campo in cui l’asso del Brasile riuscisse a far emergere la sua classe con continuità.

Anche contro la Roma non bastano il rigore segnato ed il grandioso assist per Pato per salvare appieno una prestazione più ricca di ombre che di luci. Il giocatore risulta essere spesso lento, incapace di saltare l’uomo, non copre e non torna quasi mai mettendo in chiara difficoltà i compagni.

Fa piacere sentire il giocatore che dopo la prestazione con i giallorossi si è lanciato in proclami verso i tifosi: “In questo momento mi sento bene – spiega il fantasista brasiliano a Milan Channel -. Mi sento bene fisicamente, tecnicamente e anche di spirito. Voglio continuare così, bene, per tutta la stagione, mi aspetto di andare avanti così per fare felici tutti i tifosi del Milan.”
E ancora: “Alle voci che sento sul mio conto la mia risposta è quella di scendere in campo e fare del mio meglio. Anche quando sento il presidente Silvio Berlusconi che parla bene di me, sento una motivazione, uno stimolo in più per fare sempre meglio, mi carica. Lui mi ha acquistato perchè io mi prendessi importanti responsabilità, oltre che per dare il mio contributo a questa squadra. Dopo tanti anni che sono nel mondo del calcio, sono anche in grado di fare il mio e al tempo stesso di poter aiutare i calciatori più giovani”

I tifosi sperano ardentemente che tali cose si avverino, per il bene della loro squadra del cuore. Di certo questo Milan ha bisogno di potersi avvalere al più presto dell’immensa classe dell’ex giocatore del Barcellona, per uscire definitivamente dalla crisi in cui è la squadra e per allontanare i rimpianti di chi, questa estate, avrebbero preferito vendere Dinho rispetto a Kakà.

E domani sera, proprio al Bernabeu, super sfida con il vecchio amico Ricky.

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